BIOGRAFIA COMPLETA

ENSEMBLE SANGINETO – così inizio’ la nostra storia…

Siamo figli di Michele Sangineto, maestro liutaio di fama europea, che da oltre 40 anni costruisce strumenti musicali della tradizione europea, quali arpe celtiche, bardiche, arpe di Viggiano, salteri a pizzico, a percussione e ad arco, organistrum, vielle, organi portative e altri strumenti tratti da dipinti, affreschi e schizzi di grandi maestri del Rinascimento italiano (Leonardo da Vinci, Giorgione, Piero di Cosimo, Gaudenzio Ferrari).

Fu infatti nostro padre (insieme a nostra madre naturalmente) che ci ha trasmesso la passione per la musica, per gli strumenti inconsueti e per la musica popolare. E noi eravamo totalmente immerse in questo mondo in quanto la nostra casa era costantemente frequentata/invasa di musicisti, pittori, disegnatori, registi, scrittori e poeti. E dopo un’infanzia simile, come si poteva rimanere indifferenti all’arte?

Il nostro approccio musicale iniziò sin da piccolo con la musica antica: apprendemmo e iniziammo a fare musica con gli strumenti fatti da papa e entrambi suonavamo musicale medievale e rinascimentale (italiana ed europea). Siamo gemelli e abbiamo sempre fatto musica insieme fin da quando avevamo 6 anni. Il nostro primo debutto pubblico all’età di 7 anni fu al Palazzo Reale di Monza nel Salone degli Specchi in occasione di una sontuosa cena medieval. Da quell momento abbiamo sempre suonato insieme. Certo, ognuno di noi ha i propri gruppi e progetti musicali distinti, ma la forte connessione artistica e musicale tra noi è sempre viva e continua a crescere giorno per giorno. Ogni volta ci aiutiamo a vicenda a buttare giù nuove idee di composizione e di arrangiamento.

Accanto alla musica antica ci innamorammo subito del folk e della musica popolare poiché venimmo in contatto sin da piccolo con molti musicisti dell’ambito. Nostro padre ha costruito un’arpa per Alan Stivell, il grande Bardo Bretone, è amico di Carlos Núñez e come non bastasse lo stesso Derek Bell, arpista storico dei The Chieftains, ci fece visita un paio di volte a casa. Così la prima music ache abbiamo ascoltato in assoluto fu la musica tradizionale irlandese, bretone e galiziana, ciò che ci fece nascere una passion per questo genere musicale. Inoltre, la musica folk ha la bellezza di essere una reinterpretazione della musica tradizionale e ha il fascino di essere un indizio/segno della nazionalità. Ogni paese e popolo ha la sua propria tradizione musicale, le proprie melodie e i propri strumenti. Per questo la musica folk può essere sempre così varia/variegata, soprendente e nuova!

Possiamo dire che oggi la nostra performance è un mix tra folk antico e modern corredato anche da nostre composizioni di sapore Celtico.

La nostra scelta del repertorio non è sempre razionale: a volte prendiamo semplicemente ispirazione da brani o melodie eseguite da altri gruppi, a volte è il risultato di una precisa ricerca. In ogni caso, prendiamo melodie tradizionali e cerchiamo di reinterpretarle grazie alle nostre esperienze e conoscenze musicali in altri generi: la musica antica, la musica classica, un po’ di jazz, pop e di Musical. Ecco perché non riteniamo sia un limite suonare musica straniera. Generalmente la gente ritiene che sia meglio suonare music anche appartiene alla propria tradizione. Questo è giusto. Ma il nostro interesse è non solo reinterpretare in parte la tradizione italiana (quella più vicina al nostro vissuto) ma anche quella “non-italiana” tentando di renderla nostra in qualche modo. Può apparire un intento pretenzioso e ambizioso, ma siamo coscienti che si tratta di un percorso che non avrà mai fine, e che ci porterà a espandere continuamente la nostra visione musicale.

Sarebbe inutile per noi eseguire la musica irlandese esattamente come la eseguono gli Irlandesi. Se fossimo all’interno di un contest loro naturalmente ne uscirebbero vincitori. Ma non si tratta di questo. Ci piace coniugare elementi che appartengono a differenti tradizioni musicali creando un ponte tra le culture e questa, naturalmente, non è la “musica tradizionale” nel senso stretto del termine, quanto più un rinnovamento della tradizione.

Comunque, all’interno della nostra performance non eseguiamo unicamente canzoni e brani della tradizione, componiamo dei brani nostril che riflettono tutte le nostre influenze musicali. Siamo fieri di alcune nostre composizioni che sono state premiate e sono diventate colonne sonore di cortometraggi e documentari.

Pe quanto riguarda gli strumenti che suoniamo ci piace portare avanti la tradizione di famiglia 🙂 e continuamo a suonare per lo più strumenti fatti da nostro padre: arpe a corde di metallo e nylon e salterio e cantiamo entrambi. Ma talvolta suoniamo anche flauti e percussioni.

Riteniamo che un punto forte della nostra originalità siano le sonorità degli strumenti che suoniamo. Coniughiamo sonorità arcaiche con ritmi e melodie modern. Il rinnovamento della tradizione nella modernità è uno dei nostri principali obiettivi. E questo tipo di musica attrae un ventaglio di persona abbastanza ampio: sia ascoltatori adulti che giovani si sentono coinvolti dalla nostra musica.

Amiamo la teatralità. Ci piace che il ostro concerto sia prima di tutto una performance in cui c’é dialogo con il pubblico (conosciamo molto bene la rigidità e formalità dei concerti classici e ci sembra che non appertenga allo spirito della musica popolare). Nella nostra performance tentiamo di ottenere consenso dal nostro pubblico, di accompagnarlo in un viaggio attraverso vari paesi spesso molto distanti tra loro. La loro attezione è spesso catturata dallo spiccato sense of humour di Adriano e dall’eleganza delle nostre movenze!

Stiamo acquisendo popolarità nella scena folk in Francia, Belgio, Olanda, Spagna, Svizzera, Portogallo, Russia e Scozia, ma il nostro cammino è solo all’inizio. Siamo grati e fieri di avere ancora molto da dire dopo tutti questi anni insieme.

Ogni concerto che suoniamo ha la sua bellezza: esibirsi in una sala traboccante di migliaia di persone in un teatro mozzafiato condividendo la scena con artisti di calibre internazionale (primo tra tutti Carlos Núñez), o fare un concerto per la prima volta in un paese all’estero dove non sei mai stato…

Una volta facemmo un piccolo concerto in una chiesa protestante a Rennes (Bretagna). C’erano poche persone, ma tra loro c’era il grande Alan Stivell e ed è stato semplicemente elettrizzante!